Pro Loco Visone

Associazione turistica

Pro Loco Visone



Il 3 Aprile 2022 nella Sede della Pro Loco, in Piazza della Chiesa, 4 si è tenuta l'Assemblea dei Soci seguita dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo.


L'assemblea ha così deliberato:


Martino Diego, Presidente

Bosio Eugenio, Vicepresidente

Rapetti Carlo, Tesoriere

Moribondo Pierina, Segretario


Consiglieri:


Alemanni Maria,

Gubinelli Marco,

Roviglione Carlo,

Mallarino Giuseppe,

El Harrat Elhoceine,

Ceradini Alessio,

Florian Bejko,

Penna Ada,

Sutti Mattia.
















VISONE… SOTTO LE STELLE DEL JAZZ


Il Jazz a Visone

Nelle enciclopedie e nella storia della musica jazz c'è spazio anche per il nostro paese, grazie a due figure. Quella di Francesco Ferrari, che passò a Visone tutte le estati della sua giovinezza presso i nonni materni, fino a divenire uno dei più grandi divulgatori della musica jazz in Italia attraverso vari programmi radiofonici e il direttore d'orchestre RAI che più dava spazio all'estro solistico dei musicisti. Negli anni 1954 e 1955 portò la sua orchestra ad esibirsi a Visone per la Festa del Busìe, e proprio in quell'anno 1955, fu l'orchestra RAI ufficiale del Festival di San Remo. L'altra figura è quella del veterinario condotto del paese, Lorenzo Perrone, che, amante di quel genere musicale e violinista, diede vita al Jazz Club Visone e portò, dal 1978 al 1984, in oltre cento concerti, i migliori musicisti italiani e d'oltreoceano ad esibirsi nel Club, alla presenza di molti soci provenienti anche da regioni vicine. Ringraziamo la redazione della rivista ITER "ricerche fonti e immagini per un territorio" che ha trattato il jazz a Visone in articoli, che in parte quì riportiamo. Chi ne avesse curiosità e interesse li troverà nei numeri 9 - 16 - 32 della rivista acquistabile in edicola, comprensivi di una vastissima documentazione fotografica, dell'intera programmazione concertistica e di un cd delle origini del Club. 



Il Jazz Club di Visone (1978-1984) nel ricordo del suo fondatore

A cura di Giorgio Botto


La storia che vogliamo raccontarvi dimostra come, anche in un piccolo paese, si possono realizzare iniziative culturali di livello assoluto. Per le nostre zone non è consueto, neppure oggi, nonostante gli investimenti pubblici siano cresciuti nel settore cultura valorizzazione del territorio. Trent’anni fa le cose stavano un po’ diversamente, l’impegno degli enti locali era indirizzato principalmente a fornire i servizi pubblici essenziali per una società che si era allargata dietro la spinta di cospicui fenomeni economici e sociali. Eppure, a tre chilometri da Acqui Terme, grazie all’impegno finanziario personale del dott. Lorenzo Perrone (per gli amici Renzo) e l’indispensabile contributo multiforme di sua moglie Fiorentina (per gli amici Fiore), per sette anni funzionò un Jazz dell’amico Piero Benazzo ci siamo messi in contatto con il protagonista principale di questa avventura, che ci ha rilasciato l’intervista che segue ed ha fornito, inoltre, tutta la documentazione fotografica e documentaria che la correda. Per questo Iter lo ringrazia calorosamente.



Club che, pur tra mille difficoltà, seppe offrire, ad un pubblico di svariata provenienza, una programmazione musicale di grande livello, apprezzata, tra l’altro, da una grande opera enciclopedica dedicata al genere (La grande enciclopedia del jazz, a cura di Adriano Mazzoletti, Armando Curcio editore, 1982, vol. I, pag. 377). Il Club non propose solo jazz ma seppe offrire ai frequentatori, grazie ad una sua diramazione denominata Cine-Salotto, una programmazione cinematografica di qualità in anni in cui la demarcazione tra cinema commerciale e cinema d’autore era molto più netta e feconda di oggi. Grazie alla preziosa collaborazione


Chi è e chi è stato renzo Perrone, quale formazione culturale e quale itinerario l’hanno portata a Visone?


Sono un Medico Veterinario, in pensione da qualche anno, avendo esercitato la mia professione quasi esclusivamente in strutture pub bliche,prima in Condotta e poi come Dirigente del Servizio Veterinario nelle Unità Sanitarie Locali. Sono nato a Genova da genitori piemontesi, ho seguito studi classici per continuare con la Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università di Genova, corso di Laurea però interrotto a causa di gravi motivi familiari che mi hanno costretto ad abbandonare gli studi. Dopo svariati anni di lavoro, lasciata Genova mi trasferii in Piemonte dove incontrai Fiore, mia moglie con la quale ho avuto due figlie.Vivo con lei da 47 anni e con il suo aiuto determinante potei riprendere gli studi riuscendo a laurearmi in Medicina Veterinaria all’Università di Torino. Vinsi in seguito la Condotta di Visone dove giunsi nell’inverno del 1970.


Quali sono state la spinta iniziale e le motivazioni che l’hanno portata a fondare il Jazz club?


Nel locale dove esercitavo la Professione di Veterinario dei piccoli animali esisteva un vasto seminterrato usato all’inizio per audizione di dischi, per piccole festicciole di bambini, come luogo di incontro tra musicisti dilettanti della zona, Considerato il fatto che anch’io mi dilettavo a suonare il violino,studiato da bambino sin dall’età di sei anni, venivano a passare la sera a Visone amici come il chitarrista Carlo Piazza,il pianista e vibrafonista Mario Viggiano, Paolo Martino col suo Sassofono, il batterista Beppe Balossino, i bassisti Cino Costa e Beppe Ponte e sovente ospite e amico era il fisarmonicista alessandrino Gianni Coscia oggi af fermato solista in campo nazionale e internazionale. Da questo punto in poi si concretizzò gradualmente la fon dazione del Jazz Club. Occorreva allestire e preparare il locale adeguatamente alle necessità: rivestire i muri con materiali assorbenti, abbassare il soffitto troppo alto che falsava i suoni, preparare una sopraelevazione per i musicisti, fornire il locale di un pianoforte e di un impianto di amplificazione. A realizzare quanto sopra fummo io e mia moglie aiutati da amici che misero nell’ impresa tutto il loro impegno e buona volontà, amici come Beppe Borgio, il geometra Cosmo Piazzolla. Memmo e Dodo Pesce, Elio Chiabrera. Devo comunque dire che l’impegno finanziario fu sempre totalmente a carico mio e di mia moglie. Il progetto vero e proprio di aprire un Jazz Club a Visone venne qualche tempo dopo le attività musicali che si stavano svolgendo nel mio locale. Un amico musicista suggerì la possibilità di invitare a suonare nel locale qualche musicista professionista dietro compenso. L’idea fu a lungo meditata, poteva sembrare buona ma prima occorreva preparare il locale. All’inizio i contatti con i musicisti non del “giro” consueto, furono presi autonomamente, venne stabilita una data per il concerto e, naturalmente, fu fissata una cifra che i possibili partecipanti avrebbero dovuto pagare al fine di compensare le spese affrontate. Ma le cose non andarono proprio come speravamo; la serata inaugurale, il 10 febbraio del 1978 ci regalò un metro di neve: i musicisti vennero ugualmente, il pubblico no.


Quale è stata la prima risposta dei visonesi e degli altri cittadini della nostra zona alla sua iniziativa?


Devo dire che la prima risposta, non soltanto dei visonesi, ma anche degli altri cittadini della nostra zona,non è stata molto entusiasmante. Occorre forse ricercarne i motivi nel fatto che il jazz, non rappresentando un lato della nostra cultura musicale, non godeva di grande attrattiva o forse anche perchè la televisione e il cinema attiravano più spettatori che non un concerto di musica poco gradita, suonata da personaggi ai più totalmente sconosciuti. 

Al fine di far conoscere il jazz e pubblicizzare l’iniziativa devo precisare che per buona parte dell’anno 1978 , il primo anno di attività e quindi prima che venisse ufficializzata la struttura associativa del Club, i concerti venivano effettuati ad invito e quindi senza onere da parte degli spettatori partecipanti: e l’affluenza fu più che soddisfacente; le spese affrontate dalla mia famiglia erano pertanto indirizzate a promuovere una conoscenza più capillare della musica jazz. 


Come si è sviluppato il club dopo i primi inizi?


Il jazz era una musica strana, poco nota nella zona, ma in Alessandria, parecchi anni prima di Visone era stato fondato un Jazz Club. La notizia di Visone varcò le frontiere comunali e la gente incominciò ad arrivare dalla provincia. Ci sono stati alessandrini che hanno portato a Visone numerosi appassionati che hanno costituito per anni un punto di forza e di sostegno per la sopravvivenza del Club. Alcuni di loro tentano ancora oggi a distanza di quasi un trentennio dall’avventura di Visone, di mantenere vivo l’interesse per questa musica nella loro città. Ma il Club di Visone ha avuto i suoi massimi successi dopo l’affiliazione ad un circuito di concerti che faceva capo al Louisiana Jazz Club di Genova presieduto da Giorgio Lombardi.


Quali frutti ha portato l’integrazione tra Jazz club e cinesalotto?


Quella del Cinesalotto è stata un’attività integrativa a quella dei concerti, attività che, ha richiamato nel locale soci non particolarmente attirati dal jazz, ma che, nonostante la competenza con cui è stata gestita da Piero Benazzo, ha contribuito solo marginalmente al risanamento economico del Club.


Cosa prevedeva lo statuto del club?

Lo Statuto del Club (atto costitutivo di associazione del 19 sett.1980) prevedeva di riunire i soci per l’audizione di dischi, per concerti, proiezione di films concernenti la musica Jazz, di promuovere e sorvegliare, per quanto possibile, ogni attività concernente questa musica in Italia, di istituire corsi di teoria musicale ed insegnamento di strumenti musicali ad indirizzo jazzistico, di stabilire durevoli relazioni con altre associazioni affini.


Come era organizzata la programmazione musicale?


La programmazione prevedeva, per quanto possibile in base alla disponibilità dei musicisti e in base alla consistenza del compenso, un concerto alla settimana; quale giorno della settimana era stato scelto il venerdì, in modo da non ostacolare gli altri clubs associati che avevano scelto altri giorni della settimana. Quali correnti jazzistiche costituivano il fulcro della programmazione?

Il jazz tradizionale e gli altri generi fino agli anni Cinquanta sono stati i preferiti nei concerti al Jazz Club di Visone escludendo ogni altra forma più moderna, un po’ per scelta personale ma soprattutto perchè non sarebbe stata apprezzata e capita dalla maggioranza dei frequentatori.


Quali sono stati i vertici jazzistici che il club seppe offrire ai soci e agli altri appassionati?


Nel corso degli anni di attività si sono esibiti a Visone numerosi personaggi della musica jazz internazionale ognuno dei quali rappresentava uno stile caratteristico di vari periodi nella storia di questa musica. Non mi sentirei di stilare una gradua toria di merito. Cito comunque qualche nome legato alla sua notorietà anche per altri motivi, come Paolo Conte, presente a Visone più volte come vibrafonista con un gruppo di musicisti torinesi, oppure lo straordinario trombettista Chet Baker due volte in concerto al Club, o ancora Romano Mussolini apprezzato pianista e Tullio De Piscopo grande batterista: tutti i musicisti nominati hanno contribuito con la loro musica a riempire il locale di spettatori.


Quali attivitá collaterali ai concerti offriva il club ai suoi aderenti oltre al cinema?


Il Club funzionava come un ente culturale non a scopo di lucro, per cui il fine dei fondatori e dei soci era quello di trascorrere qualche ora con la loro musica preferita ma anche di cercare di trasmettere ad altri questa loro passione; a questo scopo invitammo a Visone Lino Patruno chitarrista e banjoista ma anche grande esperto organizzatore di concerti e storico del jazz che venne non soltanto ad esibirsi con varie formazioni sempre apprezzate ma anche a presentare filmati facenti parte della sua eccezionale col lezione. Al fine di raggiungere un ipotetico pareggio finanziario cercammo di organizzare cene, feste in maschera, feste di fine d’anno. Si provò anche col cabaret presentando artisti come Valter Valdi, Roberto Brivio, Gigi Bertolini, Franca Mazzola. 


Quali furono le cause della fine di questa esperienza culturale?


Principalmente furono di natura economica. Le spese sostenute gravavano esclusivamente sulla mia famiglia. Gli aiuti prestati da parte di alcuni soci sono stati efficaci per la conduzione materiale dell’attività: ma purtroppo le spese superavano gli introiti e il pareggio era sempre a mio carico personale. Gli enti pubblici interpellati non ci hanno mai ascoltato. La Regione sovvenzionò il Club con un piccolo contributo l’ultimo anno, una tantum, e la cosa finì lì.


Vuole ricordarci qualche episodio particolare che caratterizzò la vita del club?


Un episodio, fra i tanti curiosi, che mi è rimasto nella memoria è stato quello che ha caratterizzato la presenza al Club del grande chitarrista Barney Kessel. Il socio che si interessava della registrazione dei concerti, Nanni Bracco, aveva predisposto, come sempre, il registratore per ricevere e conservare le note della chitarra di Barney. Ma Barney, appena giunto al Club per le prove, mi disse che non avremmo potuto registrare il suo concerto adducendo scuse legate al suo agente e alla sua casa discografica. Poi, come di consueto, andammo a cena. La cena fu ottima e, tra le altre cose era presente in tavola una terrina di salsa verde. Questa piacque talmente a Barney che mi chiese se potevo fornirgli la ricetta in modo da potersela far rifare dalla moglie una volta tornato a casa negli Stati Uniti. Fine della storia: la registrazione del concerto contro la ricetta della salsa verde. E così fu. 



Quale fu la risonanza che l’attività del club ebbe sugli organi di informazione locale? 


Tutti i giornali della zona parlarono a lungo dell’attività: colpì la notizia che i concerti si effettuassero in uno scantinato e che l’ideatore dell’attività fosse un veterinario. I concerti furono comunque sempre pubblicizzati con articoli e notizie preventivamente fornite dal Club.




I RICORDI 

di Gianni Basso e Luciano Milanese


Gianni Basso

Ricordo che faceva impressione in quegli anni sentire parlare di un Jazz Club a Visone, per chi frequentava i Jazz Club delle grandi città sentirlo nominare suscitava curiosità. Ti chiedevano a Milano o a Torino: “dove vai adesso?” e quando rispondevo: “a Visone” lo stupore era evidente. Ricordo la serata di apertura del febbraio 1978 quando, partendo da Milano io e Sergio Fanni, ci siamo trovati davanti ad una tormenta di neve impressionante. Arrivati ad Acqui la neve superava il metro di altezza e così siamo arrivati a Visone a piedi con gli strumenti ma siamo riusciti a suonare lo stesso in un ambiente che sapeva unire un clima estremamente familiare e la grande competenza e sensibilità degli organizzatori e del pubblico. Il dottor Perrone e la moglie Fiore ci ospitavano spesso a casa loro con grande cordialità e simpatia, perciò in tutte le occasioni in cui ci capitava di suonare a Milano cercavamo di trascinare i nostri colleghi musicisti a Visone per consentire a questa esperienza di andare avanti con il successo che meritava.


Luciano Milanese

Per la mia esperienza di musicista il Jazz Club di Visone è stato un luogo importante, mi ha permesso di conoscere tanti altri colleghi che sono poi diventati miei partners abituali. In quegli anni la diffusione del jazz in Italia attraversava la sua fase pionieristica, il circuito dei club era molto limitato così come il numero degli esecutori italiani di quel tipo di musica. ora le occasioni si sono moltiplicate e il numero dei musicisti anche. Io cominciai al Jazz club Louisiana di Genova con mio padre che, appassionato da sempre, mi portava, a quattordici anni, a sentire i concerti e da ciò nacque la mia passione per il contrabbasso. Visone è stato il luogo dove ho trasformato la passione in professione incontrando grandi musicisti, da Sergio Fanni, a Chet Baker, agli orchestrali del grande Count Basie. Se sono riuscito poi a suonare all’importantissimo Jazz Club di Milano, il Capolinea, è stato grazie anche al club visonese.



Visone e il jazz Francesco Ferrari, un precursore

di Piero Benazzo



Il Maestro e la musica


La tradizione musicale di Visone non risale esclusivamente agli anni in cui svolse la sua attività concertistica il Jazz Club, tutt’oggi ricordato con un importante concerto estivo, ma ha origine circa cinquant’anni prima, grazie alla presenza, in paese di Francesco Ferrari, musicista completo e grande direttore d’orchestra. Il biennio, iniziato con l’anno che ci apprestiamo a concludere, vede celebrarsi due anniversari che lo riguardano: i cento anni dalla nascita, a Genova, da madre visonese, nel 1915 e i cinquanta anni dalla morte, a Roma nel 1964, stroncato, a soli 49 anni, da una grave malattia cardiovascolare, dopo una breve ma intensa carriera come fisarmonicista, arrangiatore e direttore di una delle orchestre RAI, in anni in cui queste erano l’unico veicolo d’ascolto musicale. Il Maestro Francesco Ferrari, diplomato in composizione, armonia e violino, frequentò l’ambiente musicale genovese formato da appassionati di quella musica jazz, che il Fascismo bandiva in quanto espressione di una cultura aliena. Gli appassionati genovesi di musica afroamericana erano avvantaggiati dal fatto che i naviganti dei transatlantici, che facevano la spola tra la città e New York, li rifornivano di dischi e soprattutto di spartiti delle novità musicali d’oltreoceano. Tra i più attivi in questi scambi c’era Natale Codognotto, batterista sul Conte Biancamano, che diventerà, col nome d’arte di Natalino Otto, un notissimo cantante di stile moderno o, come si diceva a quei tempi, “sincopato”. Il genovese di Stra done Sant’Ago sti no, Pippo Barzizza, famoso direttore d’orchestra e padre di Isa, soubrette lanciata da Macario e attrice preferita da Totò, per poterli trasmettere, contrabbandava brani americani, mettendo i titoli in italiano: “Out of the window” fu tradotto in “Alla finestra”, “In the mood” diventò “Con stile” e “Saint Louis Blues” le “Tristezze di San Luigi”. Quando gli arrivò un 78 giri con un motivo intitolato “Tu-li-tulitime” gli piacque subito. Ne fece un arrangiamento particolare, diventò “Tulipan”, l’incise il Trio Lescano e in pochi mesi ne vendettero 350.000 copie. Per i giovani quella musica doveva avere un fascino indicibile, tale che persino il figlio del Capo del Governo che la osteggiava, ne diventerà uno dei maggiori interpreti .

Francesco Ferrari, che si esibiva con un suo gruppo nei principali locali notturni italiani, suonava al Ragno d’Oro di Genova, nei pressi di Piazza De Ferrari, quando iniziò a collaborare col Maestro Pippo Barzizza come coarrangiatore; nel 1939 entrò a far parte di quell’orchestra come fisarmonicista e maestro sostituto. “Orchestra formata esclusivamente da musicisti genovesi” dichiarò con orgoglio Barzizza in un’intervista del 2002 al Secolo XIX. La svolta della sua carriera avvenne nel 1944 a Firenze, dove, su incarico del Comando Americano, formò un sestetto jazz che rappresentò il nucleo base di quell’orchestra Ferrari, che iniziò a trasmettere regolarmente, per la rete nazionale, dagli stessi microfoni di Radio Firenze nel 1945. Oggi è difficile per noi, che fruiamo con facilità di musica nei modi più svariati, comprendere quanto siano state importanti le orchestre radiofoniche del primo dopoguerra, uniche dispensatrici, attraverso i microfoni delle radio, dei successi canzonettistici. Da quel momento Ferrari si inserì tra gli artefici della canzone e i direttori d’orchestra lo erano più dei cantanti. Il suo nome raggiunse l’apice della musica leggera a fianco di Pippo Barzizza, Cinico Angelini, Gorni Kramer , Piero Rizza, Armando Fragna. Ogni orchestra aveva un suo stile definito e un proprio repertorio: Barzizza rappresentava la corrente classicheggiante, legata a quella che era definita musica ritmo-sinfonica; Angelini rappresentava il gusto più tradizionale e commerciale, gli arrangiamenti erano inavvertibili, servivano da cornice discreta e da sottofondo alle voci di Nilla Pizzi e Gino Latilla, divi dei primi Festival di Sanremo. Francesco Ferrari, al contrario, arrangiatore ricco di talento, portava l’orchestra in primo piano. Ogni suo pezzo era curato fin nelle sfumature con gusto spiccatamente moderno, aperto alla lezione delle grandi orchestre americane dello swing e del jazz; con grande versatilità il suo repertorio spaziava dalle mazurche campagnole alle melodie di Gershwin. La sua orchestra, dal ’44 al ’49 a Radio Firenze, poi fino al ’53 alla sede Rai di via Asiago in Roma, dove prese il nome di Orchestra Ritmi Moderni, fu l’unica orchestra italiana con repertorio incentrato sul jazz. Nel 1948 vinse il referendum indetto dalla rivista “Musica Jazz” che premiava la migliore orchestra italiana dell’anno. Restò unita, per oltre dieci anni, con stesso organico, stesso direttore, medesimi arrangiatori, Amleto Roelens e lo stesso Ferrari, e un trio di cantanti fissi: Brenda Gjoi, Narciso Parigi e Silvano Lalli. Swing dove era possibile cogliere anche influenze be-bop, temi ripresi da grandi come Harry James, Tommy Dorsey, Count Basie erano le sue caratteristiche, mentre i vari solisti erano lasciati liberi di improvvisare a piacere. Ferrari fu il solo a battersi, con spirito pionieristico, per diffondere la musica jazz in Italia. Finché poté godere di una certa libertà in Rai, dedicò alcuni programmi settimanali alle musiche di Count Basie, Duke Ellington, agli arrangiamenti di Sy Oliver , persino a quel jazz definito “progressista” di Stan Kenton, che, in quegli anni, non era ancora facile conoscere direttamente attraverso i dischi originali. Fu un vero e proprio precursore, contribuì alla diffusione del jazz in un periodo piuttosto difficile, grazie anche alla presenza, nella sua orchestra, dei migliori solisti esistenti in Italia, da cui derivò quella che diventò l’orchestra leggera fissa della TV di Roma. Per le sue scelte artistiche, Ferrari non poté mai raggiungere la popolarità di Angelini e Kramer , ampliate successivamente dall’avvento della televisione. Pochi sanno che, nel 1947, il giornalista Aldo Valleroni ebbe l’idea di dare vita a un festival della canzone italiana per animare le serate estive viareggine. Mentre tutte le istituzioni locali si mostrarono contrarie all’iniziativa, che temevano distogliesse risorse al già famoso Carnevale, la disponibilità del mondo musicale fu piena assieme a quella di Radio Firenze, una delle sedi Rai più organizzate e dinamiche di tutta la rete nazionale. Alcuni giovani e moderni imprenditori, tra cui Sergio Bernardini della Capannina di Viareggio, si lanciarono nel progetto superando enormi problemi organizzativi. La Rai, che avrebbe presieduto la giuria col suo direttore e trasmesso la diretta della manifestazione presentata da un suo conosciuto e simpatico radiocronista, Amerigo Lopez, dovette eliminare i continui sbalzi di tensione che le linee aeree, non ancora completamente ripristinate, causavano. Gli impianti, montati su suoi automezzi parcheggiati dietro al palco dell’orchestra, risultarono insufficienti per avere maggiore potenza di emissione e solo l’intervento di potenti accumulatori forniti dal Comando Americano di Camp Derby, a Tirrenia, permisero i collegamenti. La sera del 25 Agosto 1948, con l’Orchestra Ferrari, si svolse il primo Festival della Canzone Italiana davanti ad un numeroso pubblico entusiasta. Un grande successo, ripetuto ed ampliato con la seconda edizione dell’anno successivo e la vittoria di un samba esplosivo e divertente, “Il topo di campagna”, interpretato da Narciso Parigi, cantante di punta dell’Orchestra Ferrari, e subito inciso dal Maestro e dal Quartetto Star per la Cetra. Nel 1950 il Festival venne sospeso per motivi economici, perdurando l’ostilità delle istituzioni viareggine e del l’Azien da Autonoma della Versilia; ne approfittò un funzionario del Casinò di Sanremo, che diede piena disponibilità a trasferire idea e realizzazione nella cittadina ligure. Il resto è noto. Al Festival di Sanremo il Maestro Ferrari partecipò nel 1955 con l’Orchestra Canzoni e Ritmi. Fu la prima edizione del Festival trasmessa in diretta televisiva, con la notazione curiosa che, mentre la diretta radiofonica iniziò alle ore 21, il collegamento televisivo iniziò con 45 minuti di ritardo per consentire la messa in onda del varietà “Un, Due, Tre” con la coppia comica Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. In questa edizione del Festival venne usato, per la prima volta, il playback: Claudio Villa, colpito da una faringite, non cantò dal vivo, ma utilizzò la registrazione fonografica del brano “Buongiorno tristezza” e vinse comunque, in coppia con l’altro cantante Tullio Pane. La produzione musicale di Ferrari, nei primi anni cinquanta, arrivò anche a risentire della svolta be-bop, che il jazz stava vivendo soprattutto a livello solistico e improvvisativo; quella seguente è formata essenzialmente da sue composizioni originali. In quegli anni, i dati d’ascolto non avevano la scientificità attuale e le scelte di programmazione ricadevano esclusivamente sulla dirigenza della Rai, che mostrò di non gradire la sua impostazione artistica troppo ardita e moderna per il tempo. Dopo essere stato messo alla direzione di una scadente orchestra d’archi a Radio Torino, Ferrari preferì occuparsi, come funzionario della Rai TV , del Settore Musica Leggera dell’attuale Radiouno, limitandosi a qualche arrangiamento e a qualche disco con il cantante Narciso Parigi, da lui lanciato ai tempi di Radio Firenze. La morte lo raggiunse nella piena maturità d’uomo e d’artista; autore di decine di brani e canzoni, lascia una ricca discografia ancora oggi reperibile sul mercato.


Francesco e Visone


Aveva sette anni Francesco, quando papà Giuseppe morì lasciandolo solo con mamma Maria, che, a Genova, faceva la sarta aiutata, in casa e in laboratorio, da compaesane anch’esse residenti in città. I nonni materni, Giovanni Tra versa e Teresa Maggio, vivevano, con altre due figlie e quattro figli, all’attuale civico 39 di Borgo Villeto, a Visone, dove gli uomini facevano i fabbri col soprannome, che allora, in paese, a nessuno si negava, di “Fracén” (probabilmente da frùc, chiavistello). La relativa vicinanza di Genova con Visone, facilitata dal collegamento ferroviario, dev’essere stata di enorme sollievo per mamma Maria, con la possibilità di mandare Francesco dai nonni per l’intero tempo in cui non frequentava la scuola. In paese ricordano che quel bambino chiamato, in famiglia e dai vicini, affettuosamente Ninin, si esercitava nel suonare un rudimentale violino con impegno e assiduità. Le notizie sulla vita in paese del giovane Francesco sono ormai legate a pochi ricordi; si può facilmente pensare che lo scorrere delle sue giornate, al di là della grande passione per la musica, siano state occupate dai giochi di ogni ragazzo della sua età in una società agricola non ancora trasformata dalla meccanizzazione e dall’esodo verso le città industriali. A Visone, il giovane Francesco avrà avuto la possibilità di conoscere nuovi compagni, con i quali giocare in piena libertà all’aria aperta; avrà potuto godere dei colori, dei sapori, degli odori della campagna; avrà visto gli animali lavorare nei campi, riposare nelle stalle e rincorso galline e conigli nei cortili; avrà camminato per strade di polvere e ghiaia; si sarà rinfrescato nelle acque ombrose e lucenti dei due fiumi che bagnano il paese. Esperienze che conquistano ed entrano a fondo nel cuore e nella mente di chi, come lui, aveva la possibilità di confrontarle con la vita di città. Avrà compreso quel mondo contadino, ormai scomparso, dove si viveva con l’avvicendarsi delle stagioni, più che degli anni; avrà provato la calura di certi pomeriggi d’estate, che sembra salire dal profondo della terra, più che scendere dal cielo e avvertito, in quella luce, l’immobilità del tempo. Volutamente ricordo queste atmosfere pavesiane, perché vedo molte coincidenze di vita tra Francesco Ferrari e Cesare Pavese, l’uno artista di note, l’altro di parole. Quasi coetanei, entrambi rimasti in giovane età orfani di padre, entrambi morti nel pieno dei loro quarant’anni; Genova e Torino le città; Visone e Monferrato, S. Stefano Belbo e Langa, per entrambi, luoghi di vacanza e di ricordi. Grande successo editoriale del 1950 è stato “La luna e i falò” di Pavese. L’avrà letto Fran cesco?... Avrebbe certamente apprezzato la famosa frase del primo capitolo, che tutti leggiamo sull’entrata del Co mune di Visone: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.” Un profondo legame con Visone, Francesco l’ha dimostrato, sia in privato che in pubblico. Aveva ricordi e premure affettuose nei confronti di visonesi da lui conosciuti e frequentati; lo dimostra l’esistenza di una sua lettera inviata alle sorelle Michina e Pina Perazzo nel 1963, un anno prima che la malattia lo colpisse definitivamente. La conclude con “Vi abbraccio e saluto con affetto” la sua firma e “per Voi Ninin”. In occasione delle prime due edizioni del dopoguerra della Festa del Busìe, ha dato piena disponibilità a portare la sua orchestra in paese, quando era al culmine del suo successo personale. Si racconta che gli organizzatori mandarono una delegazione a proporgli la serata visonese e, nel salutarlo, uno del gruppo si congedò con la frase: “Aspettiamo una sua telefonazione”... a dimostrazione che c’è sempre qualcuno ad avere difficoltà col linguaggio delle “nuove” tecnologie... Ospitare una tale orchestra deve essere stato un impegno organizzativo ed economico notevole; esistono pochissime fotografie, che documentano l’esibizione del ’54, in cui Francesco è ripreso di spalle con la fisarmonica, rivolto verso i musicisti. Il ricordo delle due serate danzanti è lasciato ormai alle fragili memorie di coloro che hanno vissuto quei momenti. Mentre unanime è il ricordo che i cantanti del primo anno siano stati Narciso Parigi e Flo Sandon’s, moglie del cantante swing Natalino Otto, i ricordi per stabilire chi siano stati nel ’55 diventano vaghi e contradittori; tra le ipotesi avanzate, quella più decisa e sicura sostiene la partecipazione di Bruno Pallesi con il Trio Aurora. Neppure la consultazione de “L’Ancora” del periodo ha tolto il dubbio. Negli anni cinquanta il settimanale riportava esclusivamente notizie di vita diocesana e di piccola cronaca locale; la notizia di una serata danzante, se pure di alto livello musicale, non si confaceva all’impostazione del giornale. Erano tempi di un “mondo piccolo” di provincia ben descritto da Giovannino Guareschi nei suoi romanzi. Palco e pista da ballo occupavano lo spazio degli attuali giardini nei pressi della stazione ferroviaria. Rare fotografie mostrano, nel distinto pubblico, giovani ed eleganti signore certamente consce dell’importante momento che il paese viveva. Oltre lo spazio riservato alle danze, è facile immaginare un viavai di curiosi, desiderosi di ascoltare le canzoni della radio, da non molto ascoltate e viste anche in televisione. Erano ancora pochissimi gli apparecchi televisivi nelle case private; si andava a “vedere la televisione” nei pochi e affollati locali dotati di apposite sale. In uno di questi, ricordo di avere visto un cartello grande almeno quanto lo schermo del televisore in bianco-nero, che troneggiava nella sala; su c’era scritto: “La televisione è un piacere, la consumazione un dovere”. Le due serate di ballo e musica con l’Orchestra Ferrari sono state, per Visone, un avvenimento eccezionale, un vero e proprio evento. Oggi la parola ha perso, nell’uso comune, quel significato originario, si è come svilita, banalizzata, a tal punto che ogni spettacolo, musicale o no, ogni festa, pubblica o privata, si dice tale. La SerataJazzClubVisone della prossima estate sarà un “evento” nel rispetto, come sempre, della qualità musicale, oltre che nel rispetto e nel ricordo del Maestro Francesco Ferrari e del passato che ho qui cercato di raccontare.









VISONE, MEDIOEVO SOTTO LA TORRE


Sabato 7 luglio 2018 dalle ore 17,30 il Borgo Medievale di Visone rivive il suo antico splendore nella terza edizione della festa Visone, Medioevo sotto la Torre.

Una macchina del tempo messa in moto dall'Associazione Turistica Pro Loco Visone che riporterà ospiti e pubblico nel cuore di un periodo storico complesso e vivo attraverso la ricostruzione curata degli allestimenti, dei costumi, delle musiche e dell'intrattenimento dell'epoca.

La rievocazione si distingue quest'anno per le novità introdotte nella programmazione della serata: dalle 19,30 sulla piazza del Belvedere si potranno degustare farinata, panino rustico, stinco al forno, birra alla spina e patatine fritte nell'attesa di assistere alla presentazione delle squadre dei Borghi che sfileranno al seguito dei propri colori dalla Torre al fossato del Castello per affrontarsi, alle ore 21,00, nel Torneo Medievale. In omaggio alle tradizione goliardica popolare il Torneo Medievale è pensato come una divertente ed animata sfida a squadre in cui gli otto Borghi dell'originario territorio del Comune di Visone si contendono la possibilità di conservare per un anno, nel monumento simbolo del Borgo, l'ambito Gagliardetto.

La competizione farà da cornice alla gara di tiro con l'arco degli Arcieri dei Borghi organizzata dagli operatori del maneggio Il Guado di Visone.

Per gli amanti della cucina e non solo la serata continua con La Tavola di Aleramo, una lezione di cucina storica medievale che racconta, attraverso ricette semplici e ripetibili, la storia degli ingredienti e delle lavorazioni.

Nella suggestiva cornice del Castello, passeggiando tra le bancarelle e le produzioni artigiane, si potranno incontrare cavalieri in armatura, dame, giocolieri, artisti di strada, disegnatori, ed assistere a simulazioni di combattimento fra veri cavalieri ad opera dei gruppi storici Lance del Monferrato e Cantera di Rubik Teatro.

La Pro Loco di Visone ringrazia i soci volontari attivi in questo progetto per l'impegno e il lavoro che hanno reso possibili l'evento, il team del Maneggio Il Guado di Visone per la collaborazione e l'Associazione Culturale Impatto Eventi di Visone per la gestione tecnica dei suoni e delle luci.




Il campo sportivo di Visone


Nella Storia….

Che bello andare al campo, tirare quattro calci al pallone e giocare una vera partita!

Oggi il Campo Sportivo Parrocchiale è ritornato veramente un bel campo.

Il fondo …, le porte con le reti…, gli spogliatoi…, la cinta…, le panchine…, l'illuminazione.

Dovete saper però che non è stato sempre così, oggi noi siamo fortunati! Ma i nostri nonni...Quanto hanno dovuto aspettare prima di avere un campo come quello di oggi.

Negli anni 20, quasi cento anni fa i ragazzi giocavano sulla piazzetta tra la Caldana e la Canonica che era l'aia della casa del Prete. A quei tempi non c'era ancora l?opera Regina Pacis. A volte si andava a giocare alla stazione dove oggi ci sono i giardini.

Se si voleva avere un campo più grande si andava a giocare verso Grognardo in un campo chiamato "ISURE" e il primo pallone vero di cuoio si vide negli anni 30 quando Don Luigi faceva giocare i ragazzi dell'Oratorio.

Negli anni 50 si ottenne il permesso di giocare nel campo di Manara, una striscia di terra che costyeggiava da una parte la ferrovia e dall'altra la strada di Acqui, che partiva dal giardino delle Cantine Manara ed arrivava fino al Mulino della Calce Idrata della ditta Canepa. Oggi su quest'area sorgono condomini,casette, attività commerciali e negozi.

Nel bel mezzo del campo però c'era un grosso palo della luce, quindi quando si giocava, ogni tanto si sentiva gridare: "Attenti al palo" perchè si correva sempre il pericolo di sbatterci dentro.

Nonostante tutto, le partite erano molto seguite dai tifosi che alla Domenica, dopo il Vespro, venivano ad assistere alle ricambolesche partite tra le squadre di Visone e quelle dei paesi intorno.

La nostra squadra era composta da giocatori molto bravi, pensate uno di essi, "Renso du Terdes" ( LorenzoBadino) divenne portiere della Sampdoria e poi portiere dell'imperia.

Finalmente negli anni 70 il Parroco Don Luigi Buzzi, che aveva un pezzetto di terra vicino al torrente Visone, dopo il Ponte Vecchio, pensando ai suoi amati ragazzi diede impulso per la realizzazione di un vero Campo Sportivo Parrocchiale che fu inaugurato il 4 Ottobre 1970 con la benedizione di Don Luigi Buzzi e il tradizionale taglio del nastro seguito dalla partita tra Visone e mista Morsasco - Carpeneto, vinta dai padroni di casa per 5 a 1.

In quegli anni nacque anche L'unione Sportiva Visonese affigliata al Centro Sportivo Italiano e dotata di vessillo verde con una grande V come Visone, di colore bianco al centro e così furono preparate anche le maglie della squadra di Visone.

Il primo Presidente è stato Giuseppe Perazzo che, con la collabozione instancabile di Gigi Scrivano, portò l'Unione Sportiva ad organizzare tornei molto apprezzati sponsorizzati dal Comune di Visone che metteva in palio la coppa biennale e con il trofeo patrocinato dalla ditta Pollo Robj, ma anche dalla Gazzetta del Popolo, cosa vantaggiosa soprattutto dal lato pubblicitario, seguiti anche in notturna dopo la sistemazione dell'impianto di illuminazione avvenua nel 1972.

Il 3 agosto 1973 alla finalissima del torneo notturno ci fu una grande festa: La Banda Musicale dei Giovanissimi di Visone, guidata dal Maestro Federico Goslino sfilò nel campo di gioco e con il suo apprezzato repertorio diede inizio alla serata. Dopo la partita per tutti "l'Asado di Nando" con braciole e pollo Robj. Una grande festa, un misto di sport e di tradizione popolare, tutto un paese, grandi e bambini che riscoprono il vero senso della festa, dello stare insieme, di divertirsi con serenità e con gioia.

L'alluvione del 1977, fece il disastro, a cui si rimediò e nel 1979 si riprese con i tornei.

Doveva essere però l'alluvione del 1987 a mettere a dura prova la capacità di ricostruzione dei Visonesi, ma anche questa volta ci fu la rinascita del Campo Sportivo, però purtroppo dopo qualche tentativo di organizzare un torneo, è arrivato lo stop, e del campo se ne è servito per qualche allenamento l'Acqui Calcio e poi gruppi di amatori.

Il terreno però per un campo regolamentare non bastava, per questo venne affittata una striscia di terra che lo costeggia per tutta la sua lunghezza: Affitto pagato annualmente dal Parroco Don Alberto Vignolo successore di Mons. Luigi Buzzi.Nei primi anni del 2000 il terreno venne comprato dal Parroco Don AlbertoVignolo, si ebbe così un campo regolamentare di m. 95 X 45 adatto anche a partite di seri "A".


....nei ricordi .....

Il campo sportivo di Visone nei miei ricordi è un luogo mitico. I pranzi domenicali a casa di mia nonna paterna finivano sempre con qualche aneddoto, tra l'ironico e il malinconico, legato ai fasti dei tornei che si organizzavano negli anni 70.

Aneddoti che mi rimangono impressi e che rendono l'idea di come è cambiato negli anni il paese di Visone e il Paese Italia.

Tra tanti quello di un' affluenza straordinaria in occasione della finale che aveva costretto gli organizzatori a piegare la recinzione per permettere a tutti di guardare la partita; gli abitanti dei paesi limitrofi che scendevano a Visone letteralmente in massa per sostenere la propria squadrea; gesta atletiche di giocatori professionisti più o meno noti, di Torino o Genova, ingaggiati per vincere.

I racconti dei testimoni e dei protagonisti di quegli eventi, come mio padre e mio zio, disegnano l'immagine di un luogo vivo, pulsante, aggregante.

Nelle fotografie di quegli anni rivedo tutti i volti della mia infanzia in paese: Gigi Scrivano, Domenico Buffa, Carlo Barì...e riconosco quasi tutti i giocatori.

Negli anni 80 ricordo vagamente l'ultimo "Torneo dei Rioni", poi il campo sportivo smette di essere quel luogo vivo e vissuto di cui mi raccontano e rimane decentrato dal paese.

L'ultima squadra di calcio di Visone, quella dei miei coetani di cui ero ovviamente un assidua e una sfegatata tifosa, giocava ormai in perenne trasferta nei paesi limitrofi come Morsasco, Prasco e Morbello e non più "al campo".


..... oggi....

Trascorsi trent'anni, nella primavera del 2017, il Consiglio Direttivo della Pro loco insieme ai membri dell'ultima U.S. Visone decidono di riqualificare la struttura e durante l'estate si organizzano partite amichevoli seguite da momenti di convivialità i cui proventi vengono destinati ai lavori necessari al recupero del campo sportivo.

In autunno iniziano i primi lavori che coinvolgono numerosi soci volontari disposti a dedicare parter del propio tempo libero e tutte le propie competenze alla pulizia delle zone verdi, alla sostituzione del cancello d'entrata e delle parti di recinzione danneggiate, al ripristino del manto erboso, alla ricostruzione delle gradinate e delle panchine, alla sistemazione degli spogliatoi e delle docce, dotate nuovamente di acqua calda. Interventi semplici ma faticosi che si sono protratti per un mese circa e , grazie alla buona volontà di tutti i soci coinvolti e all'entusiasmo dei giovani promotori, hanno alla fine reso il campo sportivo disponibile ad accogliere iniziative sportive e momenti di convivialità.

Il campo è nato insieme all'Unione Sportiva di Visone, per questo motivo la Pro Loco Visone ha voluto ricreare l'U.S. con una rinnovata iscrizione al Centro Sportivo Italiano.

L'obiettivo è quello di restituire a questa struttura la sua dimensione naturale di luogo di aggregazione sportiva e amichevole, spazio condiviso e aperto ai giovani e al sano agonismo atletico.

Se raggiungeremo l'obiettivo prefissato avremo dato anche alle nuove generazioni la possibilità di costruire nel tempo il propio personale ricordo di questo luogo,

Anche per loro, come lo è stato per noi, il "campo" potrebbe e dovrebbe diventare un luogo mitico.







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